Come aiutare tuo figlio a studiare l'Italia dopo l'unificazione
di Redazione Repeaz
Per aiutare tuo figlio a studiare l'Italia dopo l'unificazione, chiedigli di raccontarti a voce la storia di un problema alla volta: amministrazione, tasse, brigantaggio, scuola. Non serve conoscere la materia meglio di lui: bastano dieci minuti, qualche domanda semplice e la pazienza di ascoltare. Spiegare con parole sue è il modo più concreto per capire se ha afferrato i nessi tra i fatti, oltre alle date.
Cosa impara il ragazzo in questa lezione?
La lezione della Prof.ssa Sara su Repeaz parte dal 1861 e dalla frase attribuita a Massimo d'Azeglio: "Fatta l'Italia, bisogna fare gli italiani". Da lì segue le difficoltà del nuovo Regno:
- L'amministrazione: la cosiddetta "piemontesizzazione", cioè l'estensione a tutta la penisola di leggi e sistema del Piemonte.
- L'economia: un paese prevalentemente agricolo, con il Nord già avviato all'industria e il Sud legato ai grandi latifondi. Da qui nasce la "questione meridionale".
- Le tasse: la più odiata fu quella sul macinato, che colpiva la farina e quindi il pane.
- Il brigantaggio: una vera guerra civile nel Sud, con una dura repressione militare.
- Voto, scuola e lingua: il diritto di voto era riservato a pochi, l'analfabetismo era diffusissimo, la legge Coppino del 1877 rese obbligatoria l'istruzione elementare, e pochissimi parlavano l'italiano.
- Ferrovie, città, Chiesa e colonie: Roma capitale nel 1871, il "non expedit" di Pio IX, i governi della Sinistra storica con Depretis e la sconfitta di Adua nel 1896.
Dove di solito si inciampa?
È un argomento con molti temi intrecciati, e il rischio è ridurlo a un elenco di nomi e date. Gli inciampi più comuni sono questi:
- Confondere cause ed effetti: per esempio non collegare l'estensione delle leggi piemontesi al malcontento nel Sud.
- Vedere il brigantaggio come semplice banditismo: la lezione spiega che dietro c'erano ex soldati borbonici, contadini in difficoltà e altri sostegni.
- Mescolare le date: 1861, 1871, 1877, 1896 e 1929 sono vicine nello studio ma indicano eventi molto diversi.
- Dimenticare il quadro d'insieme: il periodo ha luci (ferrovie, scuole, città che cambiano) e ombre (divari, povertà, esclusione dal voto).
Come posso aiutarlo in 10 minuti al giorno?
- La linea del tempo sul frigorifero. Scrivete insieme cinque date chiave su altrettanti foglietti e riordinatele. Poi chiedigli di aggiungere una frase per ciascuna.
- Il "perché" a catena. Scegli un fatto, per esempio la tassa sul macinato, e chiedigli "perché?" fino a esaurire la catena: serviva denaro, quindi nuove tasse, quindi pane più caro, quindi malcontento.
- Due colonne: Nord e Sud. Su un foglio, in due colonne, confrontate economia, terra e condizioni di vita. Aiuta a visualizzare la questione meridionale.
- Il racconto al genitore ignorante. Fingi di non sapere nulla e chiedigli di spiegarti il brigantaggio in due minuti. Se si blocca, è un segnale utile su cosa ripassare.
Quali domande fargli per capire se ha capito?
- Che cosa voleva dire d'Azeglio con "fare gli italiani"?
- Perché la piemontesizzazione non fu accolta bene da molti nel Sud?
- Perché il brigantaggio viene definito una guerra civile?
- Quali sono stati i limiti del diritto di voto nei primi anni del Regno?
- Perché l'istruzione e il servizio militare contribuirono a diffondere l'italiano?
- Quali furono i punti di forza e di debolezza del nuovo Stato?
Se risponde con frasi sue e sa collegare un fatto all'altro, sta ragionando sulla storia e non solo memorizzando. Se esita, non è un problema: indica da dove ripartire.
Perché conta anche in vista della terza media?
La terza media chiude il primo ciclo di istruzione e, secondo il Ministero dell'Istruzione e del Merito (2017), l'esame prevede tre prove scritte e un colloquio orale. Nel colloquio saper collegare gli argomenti, come la storia dell'unificazione con le questioni ancora attuali, è un'abilità preziosa. Sempre secondo il Ministero (2017), per essere ammessi serve aver frequentato almeno i tre quarti del monte ore annuale personalizzato, aver partecipato alle prove INVALSI e avere almeno 6/10 in comportamento.
Il Ministero ricorda inoltre (2026) che dall'11 febbraio 2026 sono in vigore le nuove Indicazioni nazionali per il primo ciclo: se hai dubbi su cosa si studia in classe, il confronto con i docenti resta il punto di riferimento.
Come mantenere un tono sereno?
La storia di questo periodo racconta sfide, errori e contraddizioni. Puoi usarla per parlare con tuo figlio di come ogni cambiamento porti vantaggi e difficoltà. Ascoltalo, valorizza le sue spiegazioni e rimanda le correzioni a dopo: un ripasso breve e regolare, in un clima tranquillo, è più utile di una lunga sessione sotto pressione.
Fonti
- Ministero dell'Istruzione e del Merito, Scuola secondaria di primo grado (2026) ↗
- Ministero dell'Istruzione e del Merito, Esame di Stato conclusivo del primo ciclo di istruzione (2017) ↗
- Gazzetta Ufficiale, D.Lgs. 13 aprile 2017, n. 62, art. 5 (validità dell'anno scolastico nella scuola secondaria di primo grado) (2017) ↗
- Gazzetta Ufficiale, D.Lgs. 13 aprile 2017, n. 62, art. 7 (prove nazionali nella scuola secondaria di primo grado) (2017) ↗
- Gazzetta Ufficiale, D.M. 9 dicembre 2025, n. 221: Regolamento recante indicazioni nazionali per il curricolo della scuola dell'infanzia e del primo ciclo (2026) ↗
📄 Scarica la scheda di ripasso (PDF gratis)
Metti alla prova 💜
1. Quale frase di Massimo d'Azeglio viene ricordata nella lezione?
2. Che cosa si intende per "piemontesizzazione"?
3. Com'era l'economia dell'Italia appena unita?
La spiegazione dell'argomento, per iscritto: Cosa successe all'Italia dopo l'unificazione? Spiegazione semplice
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