Che cos'è il predicato con verbi copulativi? Spiegazione semplice
Il predicato con verbo copulativo è formato da un verbo che funziona come il verbo essere e collega il soggetto a una sua caratteristica, condizione o trasformazione. Esempio: in "Marco sembra stanco", sembra è il verbo copulativo e stanco completa il predicato.
Che cosa vuol dire "copulativo"?
La parola viene dal latino copula, che significa legame, connessione. Questi verbi sono come ponti: uniscono il soggetto a quello che diciamo di lui. Non descrivono un'azione, ma dicono com'è, come appare o cosa diventa il soggetto.
Quali sono i verbi copulativi più comuni?
Possiamo dividerli in gruppi.
- Apparenza: sembrare, parere, apparire. Esempio: "La prof appare arrabbiata oggi".
- Trasformazione: diventare, divenire, farsi, rendersi. Esempi: "Il cielo è diventato nuvoloso", "Mia sorella si è fatta più alta".
- Permanenza in uno stato: restare, rimanere, stare. Esempio: "Sono rimasto deluso dal film".
- Qualifica o nomina: essere considerato, essere eletto, essere nominato, essere chiamato. Esempi: "È stato eletto rappresentante di classe", "Hanno eletto Marco capitano della squadra".
Come lo riconosco? La prova della sostituzione
Prova a sostituire il verbo con essere. Se la struttura regge e il senso cambia poco, hai un verbo copulativo.
- "Marco sembra stanco" diventa "Marco è stanco".
- "Quella canzone rimane la mia preferita" diventa "Quella canzone è la mia preferita".
Il senso cambia leggermente: sembrare esprime un'impressione, essere esprime un fatto. Ma la struttura è la stessa.
Un secondo trucco: togli il verbo e guarda cosa resta. "Marco... stanco", "Il cielo... nuvoloso". Se la parte rimasta descrive il soggetto, il verbo era copulativo.
Che cosa c'è dopo il verbo copulativo?
Subito dopo trovi un elemento che completa il significato: un aggettivo, un nome, un participio passato, a volte un avverbio. Si chiama complemento predicativo del soggetto.
Esempio: "Luca è diventato più simpatico". Qui è diventato è il verbo copulativo e più simpatico è il complemento predicativo.
Nell'analisi, verbo copulativo e complemento predicativo formano insieme il predicato. Non vanno separati: sono un'unità che descrive il soggetto.
Lo stesso verbo può non essere copulativo?
Sì. Alcuni verbi cambiano funzione secondo il significato.
- "Resto a casa oggi pomeriggio": restare indica un'azione. È un predicato verbale. Non posso dire "Sono a casa" mantenendo lo stesso senso.
- "Resto convinto della mia idea": qui posso dire "Sono convinto della mia idea". Il verbo è copulativo.
Anche rendersi può cambiare: "Si è reso utile" è copulativo, mentre "Si è reso conto della verità" funziona in modo diverso.
Quali esempi di tutti i giorni posso usare?
- "Mi sento libero quando canto"
- "Sembri preoccupato per qualcosa"
- "Il protagonista diventa sempre più coraggioso"
- "Ti vedo nervoso oggi"
Riassunto veloce
- I verbi copulativi funzionano come il verbo essere.
- Collegano il soggetto a una caratteristica, condizione o trasformazione.
- I gruppi principali sono apparenza, trasformazione, permanenza e qualifica.
- Dopo il verbo c'è un complemento predicativo del soggetto.
- Per riconoscerli, prova a sostituire il verbo con essere.
La spiegazione completa, per iscritto
Il testo della videolezione «Il predicato con verbi copulativi» con Prof. Luca (docente AI).
Leggi tutta la spiegazione
Oggi affrontiamo un argomento che spesso crea un po' di confusione ma che, vi assicuro, una volta capito diventerà semplicissimo da riconoscere. Parliamo del predicato con i verbi copulativi, un concetto che vi aiuterà a comprendere meglio come funziona la nostra lingua quando vogliamo esprimere stati, condizioni o trasformazioni. Prima di addentrarci nel vivo del discorso, facciamo un piccolo ripasso. Ricordate cosa abbiamo detto sul predicato?
Il predicato è il cuore della frase, quello che ci dice cosa fa, com'è o cosa diventa il soggetto. Fin qui tutto chiaro, vero? Bene, abbiamo visto che esistono due tipi principali di predicato: il predicato verbale, formato da un verbo che esprime un'azione, e il predicato nominale, formato dal verbo essere più un nome o un aggettivo che descrive il soggetto. Ma oggi scopriamo che la lingua italiana è più ricca e sfumata di quanto potevamo immaginare.
Esistono infatti alcuni verbi che si comportano come il verbo essere, anche se non sono proprio il verbo essere. Questi verbi particolari si chiamano verbi copulativi, e sono l'argomento di oggi. Pensate a quando dite a un amico "Marco sembra stanco oggi". Qui abbiamo il verbo "sembrare", che non è il verbo essere, ma funziona in modo molto simile.
Non stiamo dicendo che Marco fa qualcosa, stiamo descrivendo com'è, quale appare essere il suo stato. Ecco, "sembra" è un verbo copulativo: nell'analisi logica è un predicato verbale, e "stanco" è il complemento predicativo del soggetto. I verbi copulativi sono come dei ponti che collegano il soggetto a una sua caratteristica, proprio come fa il verbo essere. La parola "copulativo" viene dal latino "copula", che significa appunto legame, connessione.
Questi verbi creano un legame tra il soggetto e quello che diciamo di lui. Vediamo quali sono i principali verbi copulativi che incontriamo nella lingua di tutti i giorni. Innanzitutto abbiamo i verbi che indicano un'apparenza o una percezione: "sembrare", "parere", "apparire". Quando scriviamo su WhatsApp "La prof appare arrabbiata oggi" stiamo usando il verbo copulativo "apparire" seguito dall'aggettivo "arrabbiata".
Non stiamo dicendo che la professoressa sta facendo qualcosa di specifico, ma stiamo descrivendo come ci appare, qual è la sua condizione apparente. Poi ci sono i verbi che esprimono una trasformazione o un cambiamento: "diventare", "divenire", "farsi", "rendersi". Pensate a quando raccontate che "Il cielo è diventato nuvoloso" oppure "Mia sorella si è fatta più alta". In questi casi stiamo descrivendo un cambiamento di stato o di condizione.
"È diventato" e "si è fatta" sono verbi copulativi, mentre "nuvoloso" e "più alta" sono complementi predicativi del soggetto. Abbiamo anche verbi che indicano il permanere in uno stato: "restare", "rimanere", "stare". Quando dite "Sono rimasto deluso dal film" state usando "rimanere" come verbo copulativo. Il verbo non esprime un'azione vera e propria, ma il fatto di trovarsi in una certa condizione, in questo caso quella di essere delusi.
Altri verbi copulativi importanti sono quelli che indicano come qualcuno viene considerato o chiamato: "essere considerato", "essere ritenuto", "essere chiamato", "essere eletto", "essere nominato". Ad esempio, "Quel cantante è considerato il migliore della sua generazione" oppure "È stato eletto rappresentante di classe". In tutti questi casi il verbo, anche se non è il semplice "essere", serve a collegare il soggetto a una qualifica, a una definizione. Attenzione però ai verbi elettivi come "eleggere", "nominare", "scegliere", "proclamare": sono copulativi solo nella forma passiva.
Se diciamo "Marco è stato eletto capitano della squadra", "è stato eletto" è un verbo copulativo e "capitano" è il complemento predicativo del soggetto, perché si riferisce a Marco, che è il soggetto. Se invece diciamo "Hanno eletto Marco capitano della squadra", nella forma attiva, Marco è il complemento oggetto e "capitano" si riferisce a lui: si chiama complemento predicativo dell'oggetto, e lo vedremo nella prossima lezione. Ma come facciamo a riconoscere quando ci troviamo davanti a un predicato con verbo copulativo? Il trucco è questo: se possiamo sostituire il verbo con il verbo essere senza cambiare troppo il senso della frase, molto probabilmente abbiamo un verbo copulativo.
Riprendiamo l'esempio di prima: "Marco sembra stanco" può diventare "Marco è stanco". Il senso cambia leggermente, perché "sembrare" esprime un'impressione mentre "essere" esprime un fatto, ma la frase resta costruita allo stesso modo: un soggetto, un verbo che fa da ponte e una parola che descrive il soggetto. Proviamo con altri esempi che potreste sentire a casa o a scuola. "Il professore è diventato più severo quest'anno" può diventare "Il professore è più severo quest'anno".
Oppure "Quella canzone rimane la mia preferita" può diventare "Quella canzone è la mia preferita". Vedete? Il verbo copulativo si comporta come un ponte, esattamente come il verbo essere. Un aspetto importante da capire è che dopo il verbo copulativo troviamo sempre qualcosa che completa il significato: può essere un aggettivo, un nome o un participio passato.
Questo elemento si chiama complemento predicativo del soggetto. Attenzione a non confonderlo con il nome del predicato: con il verbo essere, la parte che segue il verbo si chiama nome del predicato e insieme a "essere" forma il predicato nominale; con i verbi copulativi, invece, la parola che segue il verbo è il complemento predicativo del soggetto. Prendiamo una frase che potreste sentire nei corridoi della scuola: "Luca è diventato più simpatico da quando fa parte della squadra di calcio". Qui "è diventato" è il verbo copulativo e "più simpatico" è il complemento predicativo del soggetto che descrive la nuova condizione di Luca.
A volte questi verbi possono creare un po' di confusione perché alcuni di essi possono funzionare anche come verbi normali, non copulativi. Ad esempio, il verbo "restare" può significare "rimanere in un posto" come in "Resto a casa oggi pomeriggio". In questo caso "restare" esprime un'azione, non descrive uno stato, quindi non è usato come verbo copulativo: "a casa" non descrive il soggetto, ma indica un luogo. Come distinguere?
Ancora una volta, fate la prova della sostituzione. "Resto a casa" non può diventare "Sono a casa" mantenendo lo stesso significato, perché nel primo caso parliamo di un'azione futura, nel secondo di uno stato presente. Ma se dico "Resto convinto della mia idea", qui posso sostituire con "Sono convinto della mia idea" e il senso rimane molto simile. Vediamo qualche esempio tratto dal linguaggio che usate tutti i giorni.
Nei testi delle canzoni spesso troviamo frasi come "Mi sento libero quando canto" oppure "Appari bellissima sotto questa luce". Nelle serie TV che guardate potreste sentire "Il protagonista diventa sempre più coraggioso" o "Sembri preoccupato per qualcosa". In tutti questi casi abbiamo verbi copulativi che collegano il soggetto a una sua caratteristica o condizione. Anche nei messaggi che vi scambiate su WhatsApp usate spesso questi verbi.
"Oggi sembri nervoso", "Sembri felice nella foto", "Mia mamma è diventata fissata con quella serie TV". Tutti esempi di verbi copulativi seguiti da un complemento predicativo del soggetto, che descrive stati, condizioni o trasformazioni. Un altro aspetto interessante è che alcuni verbi copulativi possono essere usati in forme diverse. Il verbo "farsi", ad esempio, lo troviamo spesso nelle espressioni colloquiali: "Si è fatto grande quel bambino" oppure "La situazione si è fatta complicata".
Anche "rendersi" viene usato in espressioni come "Si è reso conto della verità" dove però funziona diversamente, o "Si è reso utile in quella occasione" dove invece mantiene il valore copulativo. I verbi che indicano elezione o nomina sono particolarmente interessanti perché spesso li troviamo nelle notizie o nei discorsi ufficiali. "È stato nominato direttore", "È stata proclamata vincitrice", "È stata scelta come rappresentante". Notate che sono tutti alla forma passiva: in questi casi il verbo collega il soggetto alla nuova carica o qualifica che ha ottenuto.
Quando analizzate una frase, fate sempre attenzione al significato complessivo. Se il verbo serve principalmente a descrivere com'è, come appare o cosa diventa il soggetto, probabilmente avete un verbo copulativo. Se invece il verbo descrive un'azione vera e propria che il soggetto compie, allora avete un predicato verbale normale. Un ultimo consiglio per riconoscere questi predicati: leggete la frase togliendo il verbo e vedete se la parte che rimane ha senso come descrizione del soggetto.
"Marco. stanco", "Il cielo. nuvoloso", "Luca. più simpatico".
Se la descrizione funziona, molto probabilmente il verbo che avete tolto era copulativo. Ricordate infine come si fa l'analisi logica di queste frasi, perché qui c'è una differenza importante rispetto al predicato nominale. Con il verbo essere, in "Marco è stanco", "è stanco" è un unico predicato nominale: "è" è la copula e "stanco" è il nome del predicato. Con i verbi copulativi, invece, il verbo e la parola che lo segue si separano: in "Marco sembra stanco", "sembra" è il predicato verbale e "stanco" è il complemento predicativo del soggetto.
Prima di concludere, voglio sottolineare che riconoscere i predicati con verbi copulativi vi aiuterà a comprendere meglio come funziona la nostra lingua e a scrivere in modo più preciso ed espressivo. Questi verbi ci permettono di sfumare i significati, di esprimere gradazioni e di rendere più ricco il nostro modo di comunicare. Per riassumere quello che abbiamo visto oggi: i verbi copulativi sono verbi che funzionano come il verbo essere, collegando il soggetto a una sua caratteristica, condizione o trasformazione. I principali gruppi sono quelli che indicano apparenza, trasformazione, permanenza in uno stato e, alla forma passiva, attribuzione di qualifiche, come "essere eletto" o "essere considerato".
Nell'analisi logica il verbo copulativo è un predicato verbale e la parola che lo segue è il complemento predicativo del soggetto: si analizzano separatamente. Solo con il verbo essere si parla di predicato nominale. Nella prossima lezione approfondiremo il concetto di complemento predicativo, vedendo meglio come riconoscerlo e come può riferirsi non solo al soggetto ma anche all'oggetto. Scopriremo anche alcune costruzioni particolari che arricchiscono ulteriormente le possibilità espressive della nostra lingua.
Ci vediamo alla prossima lezione!
Metti alla prova 💜
1. Che cosa ci dice il predicato, secondo il ripasso della lezione?
2. Com'è formato il predicato verbale?
3. Com'è formato il predicato nominale?
Vuoi capirlo fino in fondo?
Guarda la lezione completa