Grammatica

Elisione, apostrofo e troncamento: spiegazione semplice

L'elisione è la caduta della vocale finale di una parola davanti a un'altra vocale, e si segna con l'apostrofo ("l'amico"). Il troncamento è la caduta della parte finale di una parola e non vuole mai l'apostrofo ("qual è", "San Francesco").

Che cos'è l'elisione?

Nell'elisione cade la vocale finale di una parola quando la parola dopo inizia per vocale. Al posto della vocale si mette l'apostrofo, come una traccia di ciò che è caduto.

Esempi: "l'amico" invece di "lo amico", "l'estate", "l'ultimo", "l'inverno". Succede anche con "un'ora" (non "una ora") e "dell'acqua". Anche "sant'Antonio" e "bell'aspetto" sono elisioni.

Quando l'elisione è obbligatoria?

Con gli articoli "lo" e "la" davanti a vocale è praticamente sempre obbligatoria: si dice "l'elefante" e "l'automobile". Lo stesso vale per "una": diventa sempre "un'idea", "un'isola", "un'ancora".

Con i nomi di persona è possibile ma non sempre obbligatoria: si può dire "l'Anna" o "la Anna", ma la prima suona più naturale. Con le città si dice "l'Aquila".

Che cos'è il troncamento?

Nel troncamento cade la parte finale di una parola. Può succedere anche davanti a una consonante. Esempi: "grande" diventa "gran", "santo" diventa "san", "professore" diventa "professor".

Pensa a "Gran Premio", "San Francesco", "professor Rossi". Anche "buono" diventa "buon" sia in "buon giorno" sia in "buon anno".

Attenzione: non tutte le parole si possono troncare ovunque. "Gran" si usa in espressioni fisse come "Gran Bretagna", ma non si dice "ho una gran macchina" al posto di "ho una grande macchina".

Quando si usa l'apostrofo?

L'apostrofo si usa solo quando c'è stata un'elisione, cioè quando è caduta una vocale. Si scrive sempre attaccato alla parola che lo precede: "l'amore", non "l' amore".

Nel troncamento l'apostrofo non si mette mai.

Perché "qual è" non vuole l'apostrofo?

"Quale" diventa "qual" per troncamento, non per elisione. Quindi si scrive "qual è", senza apostrofo. "Qual'è" è un errore molto comune, anche tra gli adulti sui social.

Anche "un amico", "un elefante", "un uomo" sono senza apostrofo: qui "uno" si tronca in "un".

Che differenza c'è con le abbreviazioni dei messaggi?

"Ke", "x" e "cmq" non sono né elisioni né troncamenti: sono abbreviazioni. Vanno bene in un messaggio informale, ma non in un tema o in un testo formale.

Come controllo se ho scritto bene?

Leggi il testo ad alta voce. Se elisioni e troncamenti sono corretti, la lettura scorre. Se qualcosa suona strano, probabilmente c'è un errore.

Riepilogo veloce

  • Elisione: cade la vocale finale davanti a un'altra vocale, con apostrofo.
  • Troncamento: cade una parte finale della parola, anche davanti a consonante, senza apostrofo.
  • L'apostrofo si scrive attaccato alla parola che precede e segna solo l'elisione.
  • "Un'amica" con apostrofo, "qual è" senza.

La spiegazione completa, per iscritto

Il testo della videolezione «L'elisione, l'apostrofo e il troncamento» con Prof. Luca (docente AI).

Leggi tutta la spiegazione

Prima di iniziare, voglio che pensiate a quando scrivete un messaggio su WhatsApp. Magari scrivete "un'amica" invece di "una amica", oppure "qual è" invece di "quale è". Ecco, state già usando questi meccanismi della lingua italiana senza saperlo! Oggi capiremo insieme quando e perché li usiamo, e soprattutto quando è giusto mettere quell'apostrofo che spesso vi fa venire il dubbio.

Iniziamo dall'elisione, che è probabilmente il fenomeno più comune tra quelli che studieremo oggi. L'elisione è semplicemente la caduta della vocale finale di una parola quando questa si trova davanti a un'altra parola che inizia per vocale. È come se la nostra lingua, per pigrizia o per bellezza, decidesse di "mangiare" quella vocale finale per rendere tutto più scorrevole. Pensate a quando dite "l'amico" invece di "lo amico".

La "o" di "lo" sparisce, viene elisa, e al suo posto mettiamo un apostrofo per segnalare che lì c'era qualcosa che è caduto. È come lasciare una traccia, un indizio di quello che c'era prima. Questo succede con moltissime parole della nostra lingua quotidiana: "l'amore", "l'estate", "l'ultimo", "l'inverno". Sentite come suonano meglio rispetto a "lo amore", "la estate", "lo ultimo", "lo inverno"?

La nostra lingua ha un ritmo naturale, e l'elisione aiuta a mantenerlo. L'elisione non riguarda solo gli articoli. Pensate a quando diciamo "un'ora" invece di "una ora", o "dell'acqua" invece di "della acqua". Anche le preposizioni articolate seguono questa regola.

E non è solo una questione di articoli e preposizioni: anche alcune altre parole subiscono l'elisione, come "sant'Antonio" invece di "santo Antonio", o "bell'aspetto" invece di "bello aspetto". Ma attenzione, perché non sempre dobbiamo fare l'elisione. Questo è il primo punto importante: l'elisione è obbligatoria in alcuni casi e facoltativa in altri. Con gli articoli determinativi "lo" e "la" davanti a vocale, l'elisione è praticamente sempre obbligatoria.

Non sentirete mai nessuno dire "lo elefante" o "la automobile": diciamo sempre "l'elefante" e "l'automobile". Stesso discorso per l'articolo indeterminativo "una": davanti a vocale diventa sempre "un'". Quindi "un'idea", "un'isola", "un'ancora". Ma qui c'è una cosa interessante da notare: l'articolo "uno" perde la vocale finale e diventa "un", e resta "un" sia davanti a vocale sia davanti a consonante.

Quindi diciamo "un amico", "un elefante", "un uomo", ma anche "un libro". In questo caso non mettiamo l'apostrofo perché non si tratta di elisione ma di troncamento, che vedremo tra poco. L'apostrofo, che è il segno grafico che usiamo per indicare l'elisione, ha delle regole precise. Si scrive sempre attaccato alla parola che precede, mai staccato.

Quindi "l'amore" e non "l' amore". Sembra una sciocchezza, ma vi assicuro che vedo spesso questo errore nei compiti. L'apostrofo è come una colla che tiene insieme le due parole, creando un'unica unità ritmica. Una cosa importante da ricordare è che il troncamento, di solito, non vuole l'apostrofo.

Per questo non scriveremo mai "qual'è" con l'apostrofo: "quale" diventa "qual" per troncamento, non per elisione. Lo capiamo perché "qual" si usa anche davanti a consonante, come in "qual buon vento". Questo è uno degli errori più comuni che vedo, anche tra gli adulti sui social network. Ogni volta che vedete scritto "qual'è" con l'apostrofo, sappiate che è sbagliato.

Parliamo proprio del troncamento, che è diverso dall'elisione anche se spesso vengono confusi. Nel troncamento cade la parte finale di una parola, ma non necessariamente davanti a una vocale. Per esempio, "grande" può diventare "gran", "santo" può diventare "san", "professore" può diventare "professor". La differenza fondamentale è che nel troncamento, di solito, non si mette l'apostrofo, perché la parola accorciata sta in piedi da sola, anche davanti a consonante.

Ci sono però poche eccezioni da imparare a memoria: "po'" da "poco", e alcuni imperativi come "di'" da "dici", "fa'" da "fai", "va'" da "vai", "sta'" da "stai" e "da'" da "dai". Sono troncamenti, ma si scrivono con l'apostrofo. Pensate a espressioni che sicuramente conoscete: "Gran Premio", "San Francesco", "professor Rossi". In tutti questi casi c'è stato un troncamento, non un'elisione, e infatti non c'è l'apostrofo.

Il troncamento rende la lingua più rapida ed efficace, soprattutto nel parlato. Il troncamento può avvenire anche davanti a consonante, non solo davanti a vocale. Possiamo dire sia "gran casa" che "gran premio", sia "buon giorno" che "buon anno". Vedete?

"Buono" diventa "buon" in entrambi i casi, sia davanti alla consonante di "giorno" che davanti alla vocale di "anno". Però attenzione: non tutte le parole possono essere troncate liberamente. Per esempio "bello" diventa "bel" davanti a consonante, come in "un bel libro", ma non davanti a "s" seguita da un'altra consonante: diciamo "un bello scherzo", non "un bel scherzo". La lingua ha le sue regole e le sue eccezioni, e spesso quello che funziona in un caso non funziona in un altro.

C'è poi un caso particolare che merita attenzione: la parola "tale". Quando diciamo "il tal dei tali" o "un tal signore", stiamo usando il troncamento di "tale", e infatti non mettiamo l'apostrofo, proprio come con "qual". Una curiosità interessante riguarda i nomi propri. Davanti ai nomi di persona, nell'italiano scritto, di solito non si mette l'articolo: scriviamo "Anna è arrivata", non "l'Anna è arrivata".

Ci sono invece nomi di città che hanno l'articolo nel nome, come "L'Aquila", la città abruzzese: lì l'elisione fa parte del nome e si scrive sempre con l'apostrofo. Nel linguaggio giovanile e nei messaggi, spesso vedete forme come "ke" al posto di "che", "x" al posto di "per", o "cmq" al posto di "comunque". Queste non sono né elisioni né troncamenti nel senso tecnico, ma abbreviazioni. La lingua si evolve e si adatta ai mezzi che usiamo per comunicare, ma è importante che sappiate distinguere tra quello che va bene in un messaggio informale e quello che invece dovete scrivere in un tema o in un testo formale.

Anche nella musica troviamo spesso elisioni e troncamenti. I cantautori li usano per far entrare le parole nel ritmo della canzone. Pensate a quante volte sentite "c'è" invece di "ci è" nelle canzoni, o "dov'è" invece di "dove è". Questi sono esempi di elisione che rendono la lingua più musicale e fluida.

Un altro aspetto importante riguarda la differenza tra lingua parlata e lingua scritta. Nel parlato, elisioni e troncamenti avvengono naturalmente, spesso senza che ce ne accorgiamo. Quando scriviamo, invece, dobbiamo essere più attenti alle regole. È la differenza tra l'istinto linguistico e la competenza ortografica: il primo ci viene naturale, la seconda dobbiamo impararla e allenarla.

Attenzione anche a non confondere l'apostrofo dell'elisione con l'apostrofo dell'inglese. In italiano le sigle al plurale non vogliono l'apostrofo: scriviamo "i CD", non "i CD's". In inglese, invece, l'apostrofo serve anche ad altro: se volessimo indicare il possesso in inglese scriveremmo "John's car". Sono due funzioni completamente diverse dell'apostrofo.

Un ultimo punto che voglio sottolineare riguarda l'importanza di leggere ad alta voce. Quando leggete un testo, se elisioni e troncamenti sono fatti correttamente, tutto scorre in modo naturale. Se invece ci sono errori, la lettura si inceppa, diventa difficoltosa. È un ottimo modo per verificare se avete scritto correttamente: se leggendo ad alta voce qualcosa suona strano, probabilmente c'è un errore.

L'elisione e il troncamento sono fenomeni che dimostrano come la lingua italiana sia viva e dinamica. Non è un insieme di regole fisse e immutabili, ma un sistema che si adatta alle esigenze comunicative. Quello che conta è trovare l'equilibrio tra correttezza formale e naturalezza espressiva. Per ricapitolare quello che abbiamo visto oggi: l'elisione è la caduta della vocale finale davanti a un'altra vocale, e si indica con l'apostrofo.

Il troncamento è la caduta di una parte finale di parola, può avvenire anche davanti a consonante, e di solito non si indica con l'apostrofo. L'apostrofo si scrive sempre attaccato alla parola che precede e indica quasi sempre l'elisione; per il troncamento si usa solo in poche parole da ricordare, come "po'", "di'", "fa'" e "va'". Ricordate: "un'amica" con l'apostrofo perché "una" perde la "a" davanti ad "amica", ma "qual è" senza apostrofo perché "quale" diventa "qual" per troncamento. Questi meccanismi rendono la nostra lingua più bella e più scorrevole, ma hanno regole precise che dobbiamo rispettare.

Nella prossima lezione ci occuperemo dell'uso delle maiuscole, un altro aspetto fondamentale dell'ortografia italiana che spesso crea dubbi e incertezze. Ci vediamo alla prossima lezione, e ricordatevi di fare attenzione agli apostrofi che usate nei vostri messaggi!

Metti alla prova 💜

1. Che cos'è l'elisione?

2. Quale segno grafico si usa per indicare l'elisione?

3. Come si scrive correttamente l'apostrofo rispetto alla parola che precede?